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Vittorio Sgarbi a Don Salvatore Bellomia: “Ecco la mia precisa, ma anche amareggiata replica”!

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Vittorio Sgarbi a Don Salvatore Bellomia: “Ecco la mia precisa, ma anche amareggiata replica”!

NOTA BENE: Questa replica è tratta dalla Rivista AMICI DELLA CATTEDRALE DI NOTO n° Febbraio 2014 pagg.3/5:

  Vittorio Sgarbi: “Ecco la mia precisa, ma anche amareggiata replica”

 AMICI CATTEDRALE FEBBRAIO 2014

Non mi sarei aspettato, dopo le vicende  relative al pavimento della cattedrale di Noto, le cui lastre di pietra di Modica non pongono nessuno dei problemi temuti, né per la sporcizia né per la pulizia, che don Salvatore Bellomia, persona cordiale e vivace, covasse ancora quel rancore che lo ha portato a scrivere sul semestrale “ Amici della Cattedrale di Noto” una nota velenosa e offensiva. Interrogandosi su “ dov’è finito il progetto iconografico di Monsignor Chenis ?” attacca le scelte della Commissione, e in particolare mie, che rappresenterebbero un tradimento del “progetto unitario iniziale”. In verità, citando le linee guide di Monsignor  Chenis, Bellomia ci consente di verificare che, in larghissima misura, il progetto è stato rispettato. Dispiace che, a fronte del commovente e quasi devoto impegno del giovane e appassionato Francesco Mori che ha realizzato vetrate bellissime di molto maggior impegno ideale e materiale delle precedenti, Bellomia contesti la bellissima immagine di Giovanni Paolo II( in contrasto con il suggerimento di Chenis, un richiamo al Concilio Vaticano II) e persino della Madonna ( rispetto a un vagheggiato Sinodo diocesano), come se questo contrastasse con la collocazione della statua di Maria della Santissima Scala del Paradiso. Bellomia trascura di ammirare la qualità delle vetrate per preoccuparsi di questioni formali e persino irrilevanti.

E ancora, ignorando il virtuosismo stupefacente di Lino Frongia,  lo mortifica parlando della tela della volta come se la scelta del supporto fosse dipesa da questioni economiche, invece che dalla volontà dell’artista, che avrebbe lavorato con difficoltà  in posizione orizzonte, a cervice riversa. Bellomia ignora che molti importanti soffitti in età barocca sono stati dipinti su tela e poi applicati. La questione economica non c’entra nulla. E, intanto, Bellomia aspetti di vedere il certamente stupefacente risultato finale che sarà tecnicamente indistinguibile dall’affresco. Capisco che ciò che lo anima è la predilezione per Oleg Supereco, ignorando che fui proprio io a caldeggiarne l’impresa in Commissione, in accordo con Monsignor Chenis, le cui proposte furono ascoltate in vita e rispettate in morte. Quando era vivo le sue indicazioni venivano, come quelle di tutti, discusse e talvolta modificate. Non c’è un “dogma”  Chenis, ci sono idee (che egli “suggerisce”) largamente condivise. E proprio Francesco Mori ha voluto, contrariamente a quello cha afferma Bellomia, ricordarne il nome su una vetrata. Io non ho mai pensato e detto che Chenis non capisse nulla, e ne ero amico.  Ho invece affermato che tutti gli artisti che hanno lavorato in cattedrale sono stati proposti da me, non da Chenis, salvo Oleg in “condominio”, e valutati dalla Commissione. In gran parte accolti, come è stato accolto Oleg, il quale non è Michelangelo e non è più meritevole di Bruno d’Arcevia (di cui gli “Amici” ospitano il disegno per la Festa di san Corrado), di Lino Frongia, di Giuseppe Ducrot , di Roberto Ferri, ognuno scelto per le capacità artistiche e tecniche.

CATTEDRALE AFFRESCHI ED ALTARE 13 02 2011 123Dopo la cupola, Oleg non è stato “ scartato” per motivi economici, ma per consentire una varietà “polifonica” di interventi. La diversificazione non può in alcun modo aver determinato quello che Bellomia chiama arbitrariamente “impatto grave”,  manifestando la sua “amarezza”. Che è piuttosto la mia, quando leggo che le libere scelte della Commissione, come accade, sempre opinabili, sono contestate con parole di intollerabile gravità: “quanti sono oggi coloro che non sono capaci di sopportare gli uomini liberi? La crisi morale che sta sommergendo l’Occidente cristiano non ha bisogno soprattutto di uomini che coltivino la libertà interiore, madre di tutte le libertà”. A chi si riferisce Bellomia ? Che cosa intende con l’invito ai giovani a “ribellarsi alla società attuale con tutti i suoi compromessi”? Quali compromessi? La libertà di cui parla non è soltanto la sua. E offensive sono le conclusioni: “quando si capirà che “i furbi di turno”, che agiscono secondo i propri criteri, distruggono così le basi della civile convivenza e rubano il futuro dei giovani e quindi anche dei loro figli ?”. Parole grosse, dal momento che si parla, nello specifico, della cattedrale di Noto, dove non c’è stato nessun furbo, né di turno né fuori turno, ma tutti hanno agito, con Chenis, per amore dell’impresa. E ognuno, come Chenis, con i “propri criteri” (e con quali sennò?).

Per quanto si possa prediligere Supereco, egli non è nè più giovane nè più bravo di Francesco Mori. E’ semplicemente molto presuntuoso, tanto da considerarsi unico non essendolo. Ognuno è unico. Ognuno è persona. E ognuno ha diritto alla sua libertà. Il discorso di Bellomia è irricevibile, anche se dettato da una personale passione. E osservo, tra l’altro,che la mostra delle opere di Oleg a Catania, tra le quali sono esposti i bozzetti per Noto, è stata fatta a insaputa della Commissione e senza invitare anche chi, come me, ha scritto pagine critiche positive sull’artista. La maleducazione personale e istituzionale è comprensibile. Il giudizio morale, al limite dell’insulto, no.

Prime immagini dell'Assunta nella volta della navata centrale fiancheggiuata dalla Prudenza e dalla Fortezza: si noti la differente scelta con la Maddalena coperta da un telo ai piedi della Vergine nella Pentecoste della Cupola!Voglio aggiungere che le statue in stucco (non in gesso) sono nella perfetta tradizione siciliana, come mostrano le opere del Serpotta ma anche le sculture del presbiterio della chiesa di San Carlo a Noto, officiata dal Bellomia; e che la Via Crucis, già dipinta con grande impegno da Roberto Ferri, ammirato anche da Oleg in un momento di generosa obiettività, sarà collocata di fronte alle sculture delle navate laterali, articolata in 14 tele, come  in quasi in tutte le chiese, piuttosto che in irrituali gruppi di sculture (lo stesso Chenis scriveva: “nelle nicchie delle navate laterali dovrebbero andare delle sculture della Via Crucis”. Il condizionale è eloquente). Dall’ipotesi di Chenis è derivata comunque l’idea di collocare nelle nicchie le (bellissime) sculture degli Apostoli. In questo caso il “doppione” iconografico si deve non a “furbi di turno”, ma al vescovo attuale, monsignor Antonio Staglianò, che ha voluto evitare il proliferare di santi e relativi culti, per motivate ragione liturgiche.

D’altra parte se gli stucchi, non gessi, sono, “non visti” da Bellomia,  nella chiesa di San Carlo, il “doppione” degli Apostoli, sempre a Noto, è anche nella chiesa di Santa Chiara, dove gli Apostoli si vedono sopra i capitelli delle colonne e nel dipinto dell’Assunzione, senza aver mai destato l’amarezza di Bellomia. Il quale, mi pare, nel suo comprensibile impeto amoroso per Supereco, ha esagerato, a danno degli altri artisti e dell’impegno di tutti i commissari a lavorare nello spirito non dogmatico di monsignor Chenis, e a non tradirlo, pur con qualche lieve e non grave emendamento al suo programma iconografico.

                                      Vittorio Sgarbi

NOTA BENE: Questa replica è tratta dalla Rivista AMICI DELLA CATTEDRALE DI NOTO n° Febbraio 2014 pagg.3/5

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