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Arte e Fede nella Cattedrale di Noto

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Arte e Fede nella Cattedrale di Noto

Cattedrale di Noto: Arte e Fede, prefazione di Mons. Angelo Giurdanella

nella Presentazione del libro di Biagio Iacono “Noto, La Cattedrale dalle Origini ad Oggi”,

Sicula Editrice-Netum, pagg.224, IV Ed.ne 2014, € 15,00.

di  Giovanni Ghiselli

 NOTO_copCattedraleWEB   Il libro si apre con una prefazione di Mons, Angelo Giurdanella, rettore della Basilica Cattedrale di San Nicolò e inizia con due messaggi papali. Il più antico,  di Paolo VI, dice: “Questo mondo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione” (Messaggi del Concilio all’umanità, 8-12-1965). Poi c’è un  testo di Papa Benedetto XVI che ribadisce il sodalizio della Chiesa con il mondo dell’arte , “un’amicizia consolidata nel tempo, poiché il Cristianesimo, fin dalle sue origini, ha ben compreso il valore delle arti e ne ha utilizzato sapientemente i suoi multiformi linguaggi per comunicare il suo immutabile messaggio di salvezza” (cfr. Incontro con gli artisti, 21-11-2009).

Lo spirito umano ha bisogno di bellezza. Vediamo come Platone nel Fedro descrive la natura dell’anima. Essa è immortale poiché si muove da sola: yuch; pa’sa ajqavnato”/ : to; ga;r aujtokivneton ajqavnaton. Chiariamolo attraverso  delle immagini, assimilando l’anima alla potenza della stessa natura di una coppia di cavalli alati e di un auriga. Uno dei cavalli però non è buono. L’auriga è il giudizio, il cavallo bianco è il coraggio, il nero l’appetito. Il cavallo bianco è bello, buono e di buona razza, l’altro il contrario:”tw’n i{ppwn, o me;n kalo;” te kai; ajgaqov”, oJ de; ejnantivo””(Fedro, 246c).

CAT_1645aLe anime seguono gli dèi in una processione festiva intorno al cielo e danno ordine alle cose. La meta del giro è la piana della realtà (  jAlhqeiva” pedivon, 248b) dove la processione si ferma e gode di un riposo sabbatico. Nella pianura c’è il pascolo congeniale alla parte migliore dell’anima. Questo luogo si trova fuori dall’Empireo: è un uJperouravnio” tovpo” (247c), un sito sopraceleste dove si trovano le idee: essenze che essenzialmente sono senza colore, figura, toccabilità. A volte, per colpa dell’auriga che non riesce a controllare il cavallo nero, gli uomini cadono in terra e non tornano in cielo finché non siano ricresciute le ali che si possono riottenere mediante il ricordo delle idee. Chi segue tali ricordi è un entusiasta. L’idea della bellezza è la più vivamente riprodotta nel mondo sensibile ed è particolarmente efficace nel risvegliare il ricordo.

La  bellezza è l’idea che rimane più manifesta e amabile qua sulla terra. Del resto nella pianura della realtà, met’ ejkeivnwn, tra quelle idee, e[lampen o[n, la bellezza brillava come essere (Fedro, 250d).  Chi vede una bella persona e ricorda la bellezza ideale, la contempla e venera religiosamente, e gli spuntano le ali. Il ricordo le fa crescere attraverso tutta l’anima: pa’sa ga;r to; pavlai pterwthv (251b), infatti un tempo l’anima era tutta alata. Se invece uno non è un nuovo iniziato (mh; neotelhv~) o è corrotto (diefqarmevno~), non si eleva da quaggiù a lassù (ejnqevnde ejkei’se) verso la bellezza in sé (pro;~ aujto; to; kavllo~), e non onora la bellezza, ma dandosi al piacere secondo l’uso delle bestie (hJdonh’/ paradou;~ tetravpodo~ novmon), cerca di montare e di seminar figlioli (baivnein ejpiceirei’ kai; paidosporei’n, 250e), oppure si dà a rapporti contro natura.

CAT_1269a   Gli uomini sani vedendo la bellezza, si ricordano di quando erano ajpaqei'” e kaqaroiv, senza dolori e puri, e contemplavano (ejpopteuvonte”) intere, semplici, immobili e beate visioni favsmata, in pura luce e non erano marchiati da questa tomba che ora portiamo in giro e chiamiamo corpo, chiusi al modo di ostriche (250). Ognuno si innamora di una bellezza che gli ricorda il dio che seguiva. Chi andava dietro a Zeus è attirato da un amante filosofov” te kai; hJgemoniko;” th;n fuvsin, 252e, filosofo e direttivo per natura. Si tende a dare all’amato la natura del proprio dio. Il cavallo nobile è bello, pudìco e ragionevole e si lascia guidare senza la frusta, con l’uso della ragione; è di figura diritta e snella, ha il mantello bianco, gli occhi neri e ama la gloria.

L’altro ha una struttura contorta e massiccia, mantello nero e occhi chiari, è insolente, vanitoso e peloso fino alle orecchie. Questo porta l’amante verso l’amato. L’auriga vedendo la bellezza, cade riverso all’indietro e il cavallo bianco, smarrito inonda di sudore l’anima intera, ma il nero infuria, rizza il collo e la coda (ejgkuvya~ kai; ejkteivna~ th;n kevrkon) e si spinge  avanti impudico:”met j ajnadeiva” e{lkei”254d. L’auriga tira indietro il morso, gli insanguina la lingua malvagia e le mascelle e lo dà in preda ai dolori. Allora il cavallo deforme e malvagio si lascia frenare e quando vede il bello muore dalla paura (254 e) Così l’amato diviene oggetto di culto e accoglie l’innamorato presso di sé: infatti tra i buoni non può non nascere l’amicizia (255b).

CAT_1232L’amato sente che nessun altro, compresi i famigliari, può offrirgli qualcosa di paragonabile a quanto gli offre questo amico posseduto da un dio. Allora il flusso d’amore scorre dall’innamorato all’innamorato, li riempie, e trabocca (e[xw ajporrei`, 255c). Il flusso della bellezza (tou` kavllou~ rJeu`ma) allora va e viene dall’uno all’altro. Quindi la corrente di bellezza attraverso gli occhi raggiunge l’anima, la eccita al volo e irrora i condotti delle penne (ta;~ diovdou~ tw`n pterw`n) stimolando la crescita delle ali. Se prevalgono gli elementi migliori dell’anima, questi si oppongono ai peggiori met j aijdou'” kai; lovgou, con pudore e ragione, ed essi sono ejgkratei'” auJtw’n, padroni di se stessi, kai; kovsmioi e ordinati. Allora queste  parti più elevate dell’anima conducono a una vita ordinata e alla filosofia (256b).

Quindi, alla fine della vita, costoro hanno vinto una delle tre gare veramente olimpiche necessarie per tornare in cielo. I due amanti che fanno l’amore, pur senza mettere le ali, sentono la sollecitazione a rivestirsene purché siano fedeli. Ma l’intimità con chi non ti ama, dispensando beni mortali e meschini, genera grettezza e condanna l’anima a rotolare per novemila anni priva di intelletto(256e).

La bellezza dunque è un viatico verso il paradiso delle Idee, in altri termini verso Dio.

CATTEDRALE AFFRESCHI ED ALTARE 13 02 2011 006  Il rapporto dei Papi, continua monsignor Giurdanella, “…sottolinea come il ruolo dell’arte sia fondamentale per trasmettere, diffondere e veicolare il messaggio evangelico. Ecco allora che gli edifici ecclesiatici  (…) costituiscono luoghi privilegiati ove la bellezza diventa sintesi di arte e fede, tappe fondamentali di quella via pulchritudinis che tende a mostrare e contemplare la bellezza del Creatore attraverso le forme simboliche espresse dall’opera d’arte  ” (Noto, La Cattedrale dalle Origini ad Oggi, p. 5).

“L’arte deve far brillare ciò che è significativo di fra ciò che è inevitabilmente o invincibilmente brutto”[1]. La bellezza giustifica la vita. Senza bellezza non si può vivere. La giustificazione estetica della vita umana,  il culto della bellezza, è un’altra delle ragioni per cui i Greci sono nostri padri spirituali. Soltanto nella bellezza si può tollerare il dolore di vivere, afferma  Polissena quando antepone una morte dignitosa a una vita senza onore:”to; ga;r zh’n mh; kalw’~ mevga~ povno~, (Ecuba , v. 378),  vivere senza bellezza è un grande tormento”.

Il valore supremo della bellezza  ci fa vivere da persone umane e ci avvicina a Dio.

“E’ importante, quindi, valorizzare e descrivere la storia e le bellezze della Cattedrale, come fa l’agevole pubblicazione del Prof. Biagio Iacono che ringrazio di cuore, ma al contempo è indispensabile tener presente e mettere in risalto il senso e la funzione della chiesa Cattedrale, che è il centro di convergenza della Chiesa particolare rappresentata dalla Diocesi (…) Con questa visione complessiva di arte e fede i visitatori potranno accingersi a visitare la nostra Cattedrale per ammirare i suoi tesori artistici e per lodare Dio con l’intercessione del nostro Patrono e protettore San Corrado” ((Noto,  La Cattedrale dalle Origini ad Oggi, p. 5). Con queste parole si conclude la prefazione di Monsignor Angelo Giurdanella che si può integralmente qui rileggere.(2)

Giovanni Ghiselli

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Per saperne di più su GIOVANNI GHISELLI apri il suo Blog: giovannighiselli.blogspot.it

Le foto sono tratte dal libro di cui si parla sulla Cattedrale di Noto, opera del ns. Direttore.

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[1] F. Nietzsche, Umano troppo umano, II, p. 64.

(2) – Leggi tutta la PAGINA di Mons. A. Giurdanella: ARTE E FEDE di Mons, A. Giurdanella

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