subscribe: Posts | Comments

Rosolini: Don Ciotti contro tutte le mafie!

0 comments
Rosolini: Don Ciotti contro tutte le mafie!

Don Ciotti  all’Oratorio S. Domenico Savio di Rosolini:

SALDARE LA TERRA CON IL CIELO 

di Angelo Fortuna

Storica serata quella del 13 aprile 2015 nell’ampio salone dell’oratorio S. Domenico Savio a Rosolini! Alla presenza di un vastissimo pubblico proveniente da ogni parte della diocesi, don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e presidente dell’associazione Libera contro tutte le mafie, ha richiamato l’uditorio, con la forza prorompente dal suo vissuto personale, alla testimonianza cristiana, che si palesa e si fonde con la responsabilità di cittadini in seno alla società civile.

donCiotti2“Saldare la terra con il Cielo” non è stata affatto nella sua accorata analisi un semplice slogan, una formula ad effetto, bensì un imperativo categorico nell’obiettivo del servizio per il bene comune e per la salvaguardia della dignità dell’uomo. Là dove la giustizia è negata, la Chiesa ha l’obbligo di intervenire, poiché l’educazione alla legalità, nella visione evangelica, coincide con l’essere carne, vita, condivisione. In particolare, nel nostro momento storico che registra, nel nostro Paese, ben sei milioni di casi di povertà assoluta e dieci milioni di povertà relativa.

Necessaria pertanto e, ancor più, obbligatoria e obbligante per i cristiani è una strategia di sostegno alla povertà a difesa della dignità delle persone; il che implica una testimonianza di fede saldata con la responsabilità civile. Ovviamente, il punto primario di riferimento è il Vangelo, che ci spinge a coniugare la verità con la giustizia e a respingere ogni tentazione di ipocrisia.

Drammaticamente attuale è, a tale riguardo, la testimonianza del suo (e nostro) grande amico don Tonino Bello (1935 – 1993), vescovo di Molfetta dal 1982 e presidente di Pax Christi dal 1985, che, sul letto di morte gli consegnò la sua stola. Un toccante passaggio di testimone che don Ciotti ha raccolto, forte della sua adesione incondizionata all’impegno cristiano e umano del vescovo pugliese, nonché del suo maestro di vita, padre Michele Pellegrino (1903 – 1985), arcivescovo di Torino, cardinale e suo maestro di vita, che lo ordinò sacerdote. Di don Tonino Bello, don Ciotti ha adottato il motto: “La Chiesa è per il mondo non per sé stessa”. Nella stessa direzione, peraltro, va con ogni evidenza papa Francesco che ci chiama ad abitare il tempo presente – ecco il senso della sua sfida – per occuparci del bene comune, secondo lo stile di una cittadinanza attiva che si traduce in corresponsabilità umana e civile.CHIESA MADRE ROSOLINI cop

A proposito del bene comune, don Ciotti ha ripetutamente sottolineato come esso sia anche la premessa per il bene individuale. La partecipazione alla vita sociale, imperativo del cristiano, è consapevolezza di essere chiamati a saldare testimonianza cristiana e servizio alla società civile.  Che cos’è infatti la città se non organismo vivente, luogo della relazione, dell’incontro, dello scambio di idee e conoscenze, crogiolo di diversità che si fecondano reciprocamente per progettare il bene comune? Tutto ciò esige la realizzazione della giustizia, la cui dimensione primaria è la prossimità, l’incontro autentico, “la capacità di mettersi nei panni e nel cuore degli altri”. Altra dimensione umana irrinunciabile è lo stupore che ci porta a considerare che i dubbi sono più sani delle certezze. Sono i dubbi, infatti, che alimentano l’incontro, lo scambio.

Considerando la visione profetica, insita nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco, don Ciotti ha chiarito come le periferie che il Santo Padre ci esorta a frequentare siano luogo geografico ma anche spirituale e soprattutto richiamo pressante alla solidarietà sociale, che passa attraverso il riconoscimento della dignità di ogni persona: “Meglio una Chiesa accidentata, lacera e sporca, che un organismo ecclesiale aggrappato alle proprie sicurezze”. L’apertura alle periferie è propria di una Chiesa che abbia a cuore il destino di tutta l’umanità, per aprire i sentieri della speranza ai poveri materialmente, ma anche a quelli che lo sono culturalmente e spiritualmente. Sono i poveri che ci indicano le coordinate come cristiani e come cittadini: “La speranza – ha gridato don Ciotti – o è di tutti o non è di nessuno”. È questa un’ulteriore conferma che la Chiesa deve essere per il mondo e deve operare nel mondo, coniugando promozione spirituale e materiale.

A questo punto, il presidente di Libera ha denunciato l’eccessiva prudenza di certi ambienti ecclesiali e definito peccato grave il sapere superficiale, quello che non va in profondità e si erge a giudice di ciò che conosce soltanto a fior di pelle. Documentarsi e penetrare nel vivo dei campi culturali è proprio delle persone serie. Ritornando ai suoi maestri – don Tonino Bello, padre Pellegrino, papa Francesco – e, in primo luogo, al Vangelo, egli ha spiegato il senso della sua azione nel mondo: “Riconoscere nei poveri il volto di Dio e imparare da loro piuttosto che insegnare a loro”. È questo che deve fare una Chiesa purificata da ogni forma di potere, una Chiesa che voglia essere servizio disinteressato. È il tipo di servizio sotteso nell’uscita da sé stessi per raggiungere le periferie; il che comporta la subordinazione della dottrina alla relazione e alla testimonianza incarnata. La parola di papa Francesco con l’invito di andare nelle periferie non è rivolta soltanto ai preti ma a tutti i cristiani, i quali debbono guardare al cielo senza distrarsi dalle cose della terra. La priorità per i poveri si esprime con l’ideale già indicato da S. Agostino, che sollecitava a dare il pane a chi aveva fame, tenendo presente che l’obiettivo era e resta comunque quello di evitare che qualcuno abbia fame. Sulla stessa lunghezza d’onda si poneva don Tonino Bello, “innamorato di Dio e della gente”.

Mons. Angelo Giurdanella, Mons. Antonio Staglianò Vescovo di Noto e Don Luigi Ciotti nell'incontro di Rosolini.

Mons. Angelo Giurdanella, Mons. Antonio Staglianò Vescovo di Noto e Don Luigi Ciotti nell’incontro di Rosolini.

Tali esigenze sono anche questione di senso di responsabilità per risanare il tessuto sociale, degradato dalla corruzione e dalle mafie, per far sì che la giustizia guadagni spazi importanti. Non ha avuto recentemente mezzi termini papa Francesco, quando ha invitato corrotti e mafiosi a cambiare vita, a fermarsi sulla via dell’autodistruzione che apre le porte dell’inferno. Facendo leva sulle parole del papa, don Ciotti ha sottolineato come “tutti siamo chiamati al coraggio della verità” e ad essere “motori del cambiamento e di speranza” per un società in cui “tutti siamo uguali come cittadini e diversi come persone”.

Riferendo infine sulla limpida figura di Rosario Livatino, “il giudice ragazzino”, uomo giusto assassinato dalla mafia, ha affermato che “non ci sarà richiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”. Abbiamo una sola vita, che ci chiama a scelte coraggiose per essere fonte di speranza. Il male esiste e va affrontato, tenendo il Vangelo in una mano e la Costituzione italiana nell’altra. L’istanza etico-religiosa va inverata prodigandosi con coraggio per il bene comune nel segno della gratuità e della responsabilità. “Diventare coscienza critica del mondo, diventare sovversivi come S. Francesco d’Assisi”, è una necessità storica, perché il Vangelo non è omologabile con la mentalità corrente e con l’indifferenza.

Questo l’acuto finale di don Ciotti, il cui passaggio nella Diocesi di Noto ha lasciato il segno.

                                                                                                                  Angelo Fortuna

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *