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Gli “Sconfinamenti” poetici di Angelo Fortuna.

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Gli “Sconfinamenti” poetici di Angelo Fortuna.

Con i quadretti della moglie prof. Clara Celeste:

Gli “Sconfinamenti” poetici di Angelo Fortuna.

A Palazzo Nicolaci la Fidapa di Noto ha presentato il volume dello storico, narratore e saggista su cui ha scritto il prof. Vincenzo Greco integralmente leggibile su LA SICILIA di CT cliccando qui: fortuna mentre pubblichiamo la Relazione integrale del prof. Corrado Di Pietro tenuta ad Avola presso la Biblioteca Comunale il 30 gennaio 2020. Ringraziamo l’amico prof. Nuzzo Monello per la preziosa collaborazione nel configurare le immagini di questa pagina.

1 – Il titolo

La prima domanda che mi sono posta è sul titolo di questa raccolta: Sconfinamenti. Perché Angelo Fortuna, autore prolifico ed eclettico, dopo tanti approfondimenti sui temi religiosi, morali, poetici, narrativi, saggistici e di tanta altra varia cultura, sente ora il bisogno di sconfinare, di andare oltre, di esplorare una terra nuova, dove regnano, come egli stesso scrive nella sua nota di commento sulla poesia, stupore, mistero e scintilla divina?

       ANGELO FORTUNA

È come se l’autore, giunto a tracciare un consuntivo della propria attività artistica e intellettuale, si accorgesse che tutto quello che ha scritto e pensato appartiene alla dimensione dell’esistenza, alla sua realizzazione in questo mondo, ma che dinanzi all’ultimo limite della vita abbisognasse al suo spirito un’altra inchiesta, una esplorazione non più della sua essenza personale e immanente, col suo corredo etico e religioso, ma di un’altra dimensione, trascendente, cosmica e divina, comprensiva di tutta la creazione e della imminente visione di Dio. Mi sovviene ciò che dice Dante, nell’ultimo canto del Paradiso, quando non riesce più a porre i suoi occhi nella visione di Dio e lascia il lettore nello stupore di una illuminazione inspiegabile. Ecco, forse Angelo Fortuna, è giunto a questo limite estremo: da una parte c’è ancora lo stupore dell’uomo e dall’altra parte s’intravedono in un orizzonte indefinibile le prime scintille divine. Se questo presupposto è valido (e quelli che hanno la mia età e quella del poeta sanno quanto sia valido!) allora dobbiamo guardare a questa raccolta poetica con gli occhi non tanto del critico letterario ma con quelli dell’uomo di fede che sta seduto sul ciglio del suo stesso confine umano.

2 – La bellezza

Mi piace dunque considerare questi versi che affrontano tematiche legate al nostro tempo e al nostro spazio come propedeutici al tempo dell’eternità e allo spazio dell’intera creazione, che sono poi il tempo e lo spazio di Dio. Alla base di questa visione, come abbiamo detto, ci sono i tre aspetti della poesia: stupore, mistero e divinità. Ognuna di queste dimensioni contiene le altre due. Il tentativo di Fortuna è dunque quello di elevare la poesia a Verbum, connotandola di quel significato primario che l’etimologia latina ci restituisce sotto forma di un Dio incarnato e di una Parola salvifica. La poesia salva l’uomo, lo conforta nel dolore e nella pena, lo aiuta nella speranza di una salvezza e lo guarisce, se è possibile, con una terapia di introspezione e di analisi, dalle nevrosi del nostro tempo. Se solo queste scintille divine possono illuminare il cammino delle nostre anime cosa può invece illuminare il cammino delle nostre intelligenze e della nostra razionalità? Fortuna individua la risposta in una di quelle categorie ideali che hanno attraversato i secoli: la Bellezza.

L’obiettivo del poeta, – scrive Fortuna nella sua nota introduttiva che diventa la chiave ermeneutica dell’intera opera poetica – è, appunto, lo svelamento del mistero, l’irruzione nei cieli azzurri ove “bonum, verum et pulchrum convertuntur in unum” (S. Agostino), il sogno di un volo prodigioso che lo renda capace di cogliere le stelle e di penetrare nella dimensione dell’Idea. È San Tommaso, in effetti, che esprime questo meraviglioso concetto, aggiungendovi, nelle già citate categorie, quella dell’Ens, cioè dell’Essere. Ora, se l’essere, il vero, il bene e il bello convergono in una sola cosa, cioè sono collegati tra di loro, vuol dire che dove c’è l’uno ci sono anche gli altri aspetti.

3 – Le due facce della Bellezza

Ma la bellezza che Fortuna esprime nella sua poetica ha due facce. La prima risiede, come abbiamo detto, nello stupore e nella meraviglia. Lo scrittore inglese Chesterton dice: “Il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia”. Questa “meraviglia” è lo stupore dei semplici, dei buoni e, in ultima analisi, dei poeti. Fortuna l’ammira nei molteplici aspetti della realtà, come in

Cava Grande:

Tace ogni voce umana mirando

gli spazi che accolgono il mistero

e rivelano muti testimoni,

vestigia secolari del passato

che il pensiero fatica a penetrare.

O nella ciclicità delle stagioni, come si legge in  Totalità:

Il ritorno ciclico del tempo,

delle stagioni mai perdute,

trapassate eppur presenti ognora

nel frullare a ondate ininterrotte               

del vento che agita insonne

e foglie d’acacia, di quercia,

di platano e d’umile ulivo,

rinverdisce nel meriggio sonnolento, …

e col candore d’un sublime spiro

comprende, salva e convoglia

nel grande lago della luce pura.

O nel mistero della natura e nei suoi paesaggi:

Muti confini. 

Volata tra le ombre è la bellezza

mentre uniformi distese di gelo

già lampeggiano sul volto livido

d’un’estate lontana e scolorita. 

O come meglio esplode nel ritorno della primavera,

come in La primavera, infine…: 

D’istinto allora rivolgendo gli occhi

alla volta celeste immacolata

in alto sopra la cupola svettante

sorpresi un rondone in placido volo

con altri confratelli attorno a sé

inanellando giri silenziosi

intorno alla piazza sottostante

per dare il gioioso benvenuto

all’esplosione della primavera,

radiosa stagione tanto attesa

dai cacciatori d’amore e di bellezza. 

Quanto ancora fra gli umani resterà?

 

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E in molti altri aspetti della vita del mondo, quello dell’uomo e quello del creato. Questa Bellezza è dunque ordine, bontà, gioia, unità dell’essere, suo compimento nella storia della creazione, perché la disperazione e l’angoscia procurano divisione e bruttezza e non appartengono totalmente e definitivamente all’umanità, se questa è un’immagine divina. Fortuna ha questa luce certa oltre il confine della sua realtà e tutti i suoi scritti sono stati riverberati da questa illuminazione. Forse Dostoevskij pensava proprio a questo quando scrisse, nell’Idiota, la famosa frase «la bellezza salverà il mondo», legandola alla bontà e all’amore. E diventa ancora più esplicito il nostro poeta quando dovrà definire questa Bellezza, che lui raffigura con una bella Naiade che si bagna in un laghetto.

Si legge in La fanciulla della valle:

“Sono il sogno sperato di chi cerca

i sentieri di bellezza e verità,

di scienza, conoscenza e amore puro,

son sulla terra perduta innocenza”. 

Imperiosa previene i miei rilievi

di cieco figlio della modernità:

“L’assenza della luce vi tortura,

gente umana preda delle tenebre.

Vi voglio far notare che la bellezza in sé, l’archetipo e l’idea, nella cultura classica greca non erano disgiunti dalla bellezza femminile ed è forse per questo che persiste ancora nella nostra mente lo stereotipo greco della bellezza, molto ben raffigurato nelle tante veneri che sono presenti in vari musei. E si associa, la bellezza, alla verità, alla scienza, alla conoscenza e all’amore puro, come dice Fortuna. È una luce e l’assenza di questa luce è il nostro tormento.

Angelo Fortuna e Enzo Papa

4 – La seconda faccia della Bellezza: la Santità

La seconda faccia della Bellezza risiede nella santità. Le liriche ispirate a San Corrado, a Santa Maria Goretti e alla Madonna: cuore palpitante della Trinità,/soglia spalancata sull’eternità,/sconfinamento tenero nel bene,… esprimono proprio questa idea di bellezza: adesione totale a Dio, sacrificio e sequela della Sua Parola. Questa sacralità della vita viene trafitta dal Male, l’eterno rivale della Bellezza, e Angelo Fortuna, in molte poesie stigmatizza gli effetti di questa nefasta presenza: l’angoscia degli uomini, le guerre fratricide, i tormenti dei poveri, l’ordine calpestato. Il Male offende non solo Dio ma l’uomo stesso che lo pratica. Certo, non può ottenere nulla di definitivo perché gli si contrappone il Bene, nella sua essenza più alta che è quella divina, ma intanto anche Lui, il Male, coltiva il suo grande regno in terra: ha il suo esercito e i suoi sacerdoti, i suoi adepti e i suoi seguaci. La sua azione attraversa il tempo e lo spazio, orienta le scelte politiche e quelle sociali, individuali e collettive; in un certo senso abbiamo l’impressione che in certi momenti il Male supera il Bene e che l’intera storia dell’uomo non sia di molto cambiata dopo l’avvento di Gesù.

Scrive il poeta in Affondare nel male?:

Il male, che anela alla conquista

degli spazi dell’oasi terrena

che mira a trasformare in un inferno

di tenebre e lamenti sconsolati,

riconoscerà mai la sua sventura? 

O se il suo scopo è furia distruttiva

che cosa ottiene avvelenando il mondo,

seminando discordia e divergenza,

strage, morte, tragedia e sfacelo,

infangando le vie della speranza,

fiaccando i derelitti della terra,

oscurando i sentieri del cosmo?

Fortuna poeta pone una domanda cruciale al Fortuna teologo: Il Male riconoscerà mai la sua sventura? È come riconoscere una coscienza al Male, un’etica orientata verso la salvazione! Del resto, nella visione cristiana, anche il Male, identificato con il Diavolo, è un angelo caduto, ma sempre angelo. Allora, per avere ragione del Male, bisogna tornare alla santità della vita: questa santità è soprattutto nell’innocenza e nello stupore (ritorniamo ai vecchi assiomi) e quindi il poeta guarda all’innocenza dei ragazzi che giocano con gioia nella spiaggia anche se il futuro farà cadere molte delle loro illusioni.

Leggiamo alcuni versi di Miraggio della spiaggia amata: 

… Come rondini per San Benedetto

riappaiono, nebbia diradata,

tra spruzzi che si frangono su scogli,

stormi di fanciulli sempre uguali,

risata allegra, perenne gioventù.

…………………………………

Perduto è l’eden destinato a voi

la bellezza-bontà dei vostri giochi

sotto il sole ardente e la luna piena.

Ed è la santità soprattutto nella speranza di un giorno nuovo, “col sole che riprende il suo cammino”. Ecco alcuni versi di Riconquista di spazi vitali: 

Ma domani s’inverte la tendenza

col sole che riprende il suo cammino

di conquista di spazi ad occidente 

con distese e riflessi folgoranti.

Lento l’itinerario a ritroso,

tranquillo nel progresso senza freni

per risalire la celeste volta

riprendendo la potestà del cosmo,

riaccendendo in cuore la speranza,

l’apertura perenne allo splendore

della vita piena nell’eternità. 

Si smorzano tormenti e patimenti

al sogno della luce che conquista

territori, regni dell’oscurità,   

sconfiggendo muraglie perdifiato

e ignoti inesplorati abissi.

Angelo Fortuna, Vincenzo Rosana, Enzo Papa e Biagio Iacono durante una conferenza nel 2017.

Come si vede, secondo il pensiero del nostro Poeta, la vita stessa per sua natura, è santa. Ciò non solo perché deriva da Dio ma anche perché, se così non fosse, apparterrebbe alla distruzione e all’annichilimento, figli legittimi del Male. È questa una visione salvifica, inusuale, oggi, nel contesto di un edonismo e di un utilitarismo sfrenati. L’uomo può avere un suo significato solo se appartiene a Dio mentre se così non è, allora l’umanità intera e la sua storia non hanno senso. Anche se l’uomo pratica il male – come ebbe a dire Lutero –  l’azione di Dio, la sua Grazia, vince su tutto. 

6 – Altri aspetti

In questo grande affresco sulla storia umana, sempre in bilico fra l’immanenza della realtà e la trascendenza della luminosa speranza, si inseriscono alcuni poemetti che raccontano storie concrete, legate al dopoguerra o ad altri temi sociali. Questo ricordo nostalgico del tempo della fanciullezza quando, dopo la guerra, si riallacciarono le vecchie amicizie e si iniziarono nuove avventure nella drammatica sequenza della vita e si crearono nella memoria quelle immagini che ci accompagneranno per sempre, attraversa alcuni poemetti, come Nei meandri dell’essere, in cui si parla dei vecchi amici, dei luoghi frequentati e delle atmosfere della gioiosa fanciullezza:

Dinanzi alle bellezze mai pensate

rimodellarono i ritmi del cuore.

Si aprirono agli occhi stupefatti

universi, cieli e terre nuove

pronti ad accoglierli per l’eternità.

Ed è il caso di Nino in “L’avventura e la luce”, e di tante altre poesie legate a sventure, incidenti, morti improvvise, come quelle due vite spezzate in “A Gabriele e Manuel nel regno della luce”. La parola “luce” ricorre spesso in Fortuna ed ha sempre un connotato spirituale, divino, salvifico. Anche questo è un aspetto della Bellezza, sulla quale stiamo discutendo.

Angelo Fortuna e Biagio Iacono

7 – Lo stile

A chiusura di queste note vorrei soffermarmi un po’ sull’aspetto estetico della poesia di Angelo Fortuna. Angelo Fortuna, forse in ossequio a quanto abbiamo detto sulla bellezza, privilegia l’endecasillabo; ne fa un uso prevalente, continuo, come se volesse ricomporre anche ritmicamente il senso dell’equilibrio e dell’ordine, propri della sua visione armonica e divina. L’endecasillabo, inventato da Dante e da lui utilizzato nella sua vasta produzione poetica, esprime molto bene le grandi visioni dell’Assoluto; le condensa in un ritmo compiuto, sincronico, amabile, musicale. L’endecasillabo è il principe del verseggiare italiano e si ricorre ad esso nei poemi, nei sonetti, nella grande poesia epica e amorosa, in lingua e in dialetto, e in altre numerose occasioni. A lui sono ricorsi i nostri più grandi poeti fino a Montale e ancora oggi molti poeti viventi lo privilegiano.

L’endecasillabo consente ad Angelo l’uso di un registro linguistico medio-alto, con termini d’impronta classica o aristocratica come occaso, spiro, desio, mirando, vestigia, rio ecc. e una sintassi molto complessa, con innumerevoli frasi incidentali e immagini che si accumulano una dietro l’altra, quasi a sottolineare la ricchezza espressiva e a qualificare ancora di più i soggetti. Pur essendo in presenza di una lirica ridondante e debordante, il poeta non scade mai, a mio parere, nello scontato e nell’ampolloso. Ciò accade perché la preoccupazione maggiore di Fortuna non è quella dell’essenzialità del linguaggio ma è invece quella di rappresentarne la complessità e la ricchezza semantica. Non dimentichiamo che è il linguaggio che ci fa capire la realtà e non viceversa. Come se il poeta volesse scandagliare tutti gli aspetti del discorso che ci propone. Per questo Fortuna privilegia i componimenti lunghi, con molte strofe, sconfinando spesso nel poemetto. Alla fine della lettura ci resta un’impressione forte: quella di esserci immersi in un universo di luce e di pace, anche nel dolore dei giorni, forse per dare un senso a questa vita e orientarla sempre verso l’Assoluto.

Corrado Di Pietro

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