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“Perché riscoprire Lorenzo Vigo-Fazio” di Giovanni Ottaviano

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“Perché riscoprire Lorenzo Vigo-Fazio” di Giovanni Ottaviano

Perché riscoprire

Lorenzo Vigo-Fazio

di Giovanni Ottaviano

   Dello scrittore in foto, Lorenzo Vigo-Fazio (Riposto 1897- Catania 1986), ormai quasi ignorato, uno degli animatori della vita culturale catanese per oltre un cinquantennio del secolo scorso, che tanti apprezzamenti ricevette da esponenti della cultura del tempo, vogliamo richiamare la memoria.(1)

   Come si apprende dalla introduzione della moglie, la violinista Renée Vigo Rouxel, nel suo lavoro postumo “Il mattino della mia vita, pagine autobiografiche della mia fanciullezza” (Catania, Ed. La Tecnica della Scuola, 1987), il Nostro fu una persona sensibile e infinitamente buona, vocata sin dalla prima età alla scrittura. Insegnante di italiano, francese, inglese ed educatore, collaborò a vari giornali, fondò la rivista letteraria Endimione, criticò il Futurismo, tenne sempre fede alla libertà, nutrì una profonda ammirazione per Mario Rapisardi tanto che fondò il Centro Studi Rapisardiani. (2)

   Lorenzo Vigo-Fazio “…Era un fervente credente – scrive la moglie – ma lontano da ogni religione rivelata, cioè dalle Chiese di qualunque fede fossero”. Oppositore del fascismo, espatriò in Francia dove frequentò ambienti letterari ed artisti, e dove conobbe la futura moglie, Renata Rouxel appunto, diplomata al Conservatoire National de Musique et de Déclamation di Parigi col primo premio di violino in concorso pubblico: cosa che allora era il massimo titolo che si potesse conseguire.”(3)

   Rientrato a Catania nel 1933, nonostante il fascismo ancora imperante, riprese a dedicarsi ai suoi studi e all’insegnamento privato. Nel dopoguerra, militò per molti anni nel Partito Repubblicano a cui si era iscritto all’età di diciotto anni. Fu segretario nella sezione di Catania e poi segretario provinciale fino al 1966 quando si dimise “per dissensi e ragioni personali”. Fu autore di poesie, racconti, romanzi, opere teatrali e critico. Pubblicò uno studio su I drammi maggiori di Victor Hugo, “…lavoro – come testimonia la moglie -molto impegnativo che gli diede una grande soddisfazione”. Si spense a Catania, in seguito ad un ictus, nel 1986.

   Seguendo il registro della memoria, in queste suggestive pagine autobiografiche venate di nostalgia, si alternano luoghi e immagini familiari, momenti particolari quali il canto notturno dell’usignolo, il primo impatto con la scuola, l’incontro con un personaggio politico del tempo, Edoardo Pantano, la visita alla redazione del giornale Corriere di Catania o lo stupore provato vedendo sorgere “l’alba sul mar Jonio” e così via: pagine che lasciano un segno duraturo nell’animo sensibile prima del fanciullo e poi dell’adolescente.

  Sotto quest’ultimo aspetto, lo spettacolo della Natura suscitò, egli dice, le “…prime meditazioni sul grande mistero dell’Universo” e di conseguenza “…la conquista del credo religioso”. Scrive Vigo-Fazio: ”Da quella mia assidua osservazione della Natura, ne venne alla mia anima una religiosità nuova, più sicura, più intima…..Il Creato mi appariva come l’unico tempio sconfinato in cui si poteva ammirare la potenza del Creatore e ove la vita, nelle sue innumerevoli forme, ne era la perenne esaltazione …una volontà inconoscibile dà moto all’Universo e vita alla Natura. L’armonia della Creazione ci fa intendere l’infinita Intelligenza di tale Volontà che chiamiamo Dio”. (4)

   In Cambiamento di rotta, l’ultimo frammento di questa serie di ricordi, egli confessa che, dopo aver acquisito il diploma di Maturità al Nautico, non si sentì di continuare, come gli aveva consigliato il padre, gli studi in ingegneria, versato com’era per le  lettere. “Fu per tali motivi –  egli scrive – che mi preparai da solo agli esami di licenza della Scuola Normale Maschile, ottenendone il diploma in unica sessione. Indi mi dedicai ad approfondire le mie cognizioni di lingua e letteratura francese e inglese, le quali mi furono poi molto utili nel mio insegnamento in Italia e all’estero, arricchirono la mia cultura e mi diedero una più giusta visione della civiltà”.(5)

   Gli anni Venti del secolo scorso videro il giovane L. Vigo-Fazio intensamente impegnato nella scrittura ed anche come organizzatore culturale. Nel 1922 egli commemorò, in un discorso tenuto presso il Teatro Massimo Bellini di Catania, Mario Rapisardi nel decimo anniversario della sua scomparsa, dalla cui concezione filosofica e ispirazione poetica si sentiva  particolarmente attratto. In esso egli, attraverso l’esame dell’Epistolario inedito del poeta (corrispondenze che questi intrattenne con vari personaggi della politica e della cultura tra cui Aurelio Saffi e Arturo Graf nonché con diverse rappresentanti del gentil sesso) ne tratteggia con cura la personalità di cui mette in rilievo il culto per la Bellezza e il credo religioso. Il quale, libero dagli abituali e austeri schemi di certo clericalismo, pone al centro la Natura genitrice di tutte le cose ma anche suscitatrice del dubbio e del mistero e, di conseguenza, di turbamenti. A questo indirizzo, subendone le critiche da parte avversa, si ispirava la poesia del Rapisardi, molto vicina in questo senso – dice il Nostro – a quella del poeta inglese Percy Byshe Shelley.

La moglie di Lorenzo Vigo-Fazio: Renée Rouxel.

   In due altri successivi scritti sul Rapisardi, l’uno del 1924 e l’altro del 1933 pronunziato a Parigi (dove si era già stabilito) nella sede della “Dante Alighieri”, egli si diffonde sulla figura e l’opera del poeta catanese proiettandolo sullo sfondo delle idee positiviste. Dall’esame dei suoi poemi, Palingenesi, Lucifero, Giobbe, caratterizzati dalla competizione tra Ragione e Sentimento, è nell’ultimo, cioè nel Giobbe, ritenuto il suo capolavoro nel quale – secondo Vigo-Fazio – “…l’anima umana provata alle sciagure, ai traviamenti …ricerca entro e fuori di sé la luce intellettuale che possa chetarla e blandirla nella certezza della verità.”

   L’anima di Giobbe, però, è sempre più desiderosa ma invano di squarciare quanto più può il velo del mistero. Per questo scrive che il Rapisardi “… pensò di fondere armoniosamente, nella sua originale creazione poetica, lo splendore dell’Arte e della Filosofia antiche con le folgorazioni cosmiche della moderna Scienza”. “Il conflitto tragico tra la Ragione e il Sentimento – dice – ha nell’epilogo del Giobbe la sintesi più evidente”. Egli passa poi ad esaminare le Poesie religiose, e le cose più belle del Rapisardi, per la raffinatezza della tecnica e per l’armonia dei ritmi e delle rime, ispirate ai “generosi ideali” quali la Giustizia, la Libertà, l’Amore e così via. Seguono infine i Poemetti che – scrive Vigo-Fazio – ” riassumono le complesse esperienze della sua anima” e si distinguono “per il freno e l’equilibrio dell’arte”.(6) Come si rileva dal suo libro Saggi e Discorsi, proprio di quegli anni, che sono una raccolta di articoli, in prevalenza di argomento letterario, pubblicati in vari giornali ove egli spazia, con interessanti intuizioni critiche, da autori quali Dante, Mazzini e Pietro Giannone a poeti locali come Giuseppe Macherione, ad autori stranieri quali Dickens, Tennyson, Whitman, Oscar  Wilde, Victor Hugo.

   La profezia di Dante dell’unità della Patria si riflette – osserva Vigo-Fazio – nella ”coscienza di Mazzini” che la arricchì di valori morali tra cui “…la perenne battaglia per la libertà”, (7) mentre non tralascia di ricordare, in un articolo apparso su l’Ora di Palermo del gennaio 1921, la Storia civile del Regno di Napoli dello storico e giurista Pietro Giannone (Ischitella, 1676-Torino 1738) in occasione dell’erezione di una lapide, presso la Biblioteca Nazionale di Palermo, in memoria di quest’ultimo, vittima del “bigottismo” e dell’”ipocrisia”.

   La pubblicazione, infatti, di quell’opera, intesa a principi liberali e all’autonomia dello Stato dalla Chiesa, diede adito allora, ricorda Vigo-Fazio, ad un “trambusto” contrassegnato, rispettivamente, dall’acclamazione di pochi spiriti liberi e dalle condanne del clero, in particolare dei Gesuiti e dei loro accoliti. A questo lavoro il Giannone aveva dedicato vent’anni della sua vita. Così Vigo-Fazio lo ritrae in un brano che vale la pena di riportare. “Toccava egli, allora, il culmine della sua maturità terrena, nei suoi grandi occhi lampeggiava la fiamma della vita, su la sua nobile fronte non apparivano ancora le rughe della senilità imminente, l’amorosa piega delle sue labbra ricordava i sorrisi e i baci di una giovinezza ardente, le sue lunghe chiome inanellate, fluenti fin su gli omeri, pareva partecipassero della maestà, della morbidezza della copia dei pensieri di lui. … Onorare questa purissima figura di apostolo in un’ora così oscura ed incerta, come quella che corre, è di suprema consolazione per tutti coloro che, nella profonda tristezza che incombe su la vita presente, serbano ancora intatte la speranza e la fiducia nella potenza e nell’avvenire del carattere nazionale”. (8)

   Non sfuggono all’attenzione di Vigo-Fazio, come accennavamo prima, gli autori anglosassoni, in particolare Dickens, del quale sottolinea il sottile umorismo e l’esprit de finesse (vedi Pictures of Italy) nonché “la grande unità dello spirito” per cui “ …i romanzi si completano l’un l’altro nello spirito del lettore man mano che il loro ricordo divien meno preciso con gli anni”. Inoltre egli fa notare come Dickens nei suoi romanzi quale, ad esempio, La bottega dell’antiquario sappia dar rilievo alle cose e alle bestie rendendole quasi partecipi della narrazione, la quale diviene più spontanea in Oliver Twist quando l’autore non si lascia condizionare dall’impegno didattico quasi ”…dovesse ubbidire ad una tesi prestabilita intesa al Bene” laddove il Nostro si sofferma su uno dei capolavori del grande narratore inglese, Nickleby, in cui più risalta, egli dice, il dualismo tra il Bene e il Male, quali peculiarità delle di lui opere.(9)

   Di Alfred Tennyson, Vigo-Fazio ricorda il poema In memoriam dedicato al ricordo del suo amico scomparso Arturo Hallam. Una poesia, la sua, che si distingue per “..l’innocenza e la freschezza del sentimento”. Pur trattando lo stesso tema, la scomparsa dell’amico, egli trova modo di presentarcelo “…con nuovi aspetti poetici…com’è il mare nei suoi rinnovamenti senza numero”. Inoltre – fa notare il Nostro – ” …egli conserva l’assoluta libertà di amare tutte le forme della Natura e della Vita, anzi il malinconico pensiero dell’amico morto /fa da stimolo/ a un continuo raffinarsi dell’anima nella capacità di godere e di soffrire”. Della poesia del poeta americano Whitman (vedi Leaves of Grass), Vigo-Fazio fa rilevare come questi si immedesimi nella Natura e nell’armonia del tutto. ”Whitman – egli scrive – appartiene a quell’esigua schiera di poeti che pensano non consistere la poesia nel facile artificio delle rime e dei ritmi ma nella musicalità naturale delle idee e dei sentimenti …”. (10)

   Del 1914 e del 1915 sono due scritti di Vigo-Fazio non ancora ventenne, dedicati rispettivamente a Oscar Wilde e a H. G .Wells. Del primo mette in luce le  confessioni raccolte nel libro De profundis soffuse del sentimento dell’umiltà, ”la divina consolatrice, – dice il Nostro – …venuta a sciogliere il groviglio delle pure e infami passioni del cuore di lui, apportandovi l’ordine, la calma e il silenzio”; del secondo ricorda come il libro Il mondo liberato, uscito alla vigilia del primo conflitto mondiale, fosse un monito ad una svolta pacifica nelle relazioni tra gli Stati. (11)

   Delle pagine dedicate a “Donne e Poeti”, si ricordano quelle relative a Sibilla Aleramo, personaggio dalla “…audace e forte tempra di donna ed artista, uscita fuor dall’oscuro cerchio servile della femminilità senza luce, a conquistar la libertà del proprio spirito…”; un’altra riferita al poeta Arturo Foà, Vigo-Fazio fa rilevare come quegli passi dall’idillio felice alle selvagge grida della passione schernita. (12) Una rapida carrellata è dedicata a Victor Hugo, alla sua ipersensibilità ”…dinanzi le cose e gli esseri delicati e fragili come al cospetto delle forme più alte della vita universa o di quella interiore”.  Un “…artista – scrive –  che ha bisogno del trambusto e della folla… ma che si esalta dinanzi ad una farfalla, una lucciola o per la prima violetta…”, che si rifugia nella solitudine “…per interrogare l’infinito”. (13)

   Tra i poeti locali, non poteva mancare il ricordo del giovane poeta di Giarre Giuseppe Macherione, che sentiva a lui congeniale, e delle sue tre canzoni rivolte al mare, ai monti e ai cieli. “Il mare, la montagna, il cielo – egli scrive – furono per il Macherione i tre tramiti naturali ond’egli elevò il proprio spirito alla comunione con quello universale di Dio”. (14) Proprio di quegli anni, come si rileva dall’appendice al libro Saggi e Discorsi, è un volumetto di Vigo-Fazio dal titolo Ore di solitudine ben accolto dalla critica del tempo. Si tratta di “frammenti e pensieri”, “cimeli della mia anima – confessa – … tracce delle mie osservazioni su la mia e su l’universale Natura…”. (15)

  Da quanto dei lavori di L. Vigo-Fazio è stato possibile prendere visione, ci rimangono due brevi cenni, rispettivamente al romanzo Scandalo a Taormina (Gastaldi ed. Milano, 1965) ed alla raccolta di sonetti Le cose belle” (Catania 1970). Riguardo al primo che tratta il tema del fallimento di un matrimonio per via del tradimento della moglie, e dei conseguenti riflessi morali e psicologici, egli ci dà la descrizione di un contesto familiare e di un ambiente sociale che si sviluppa, a noi pare, secondo un ritmo non spontaneo. Il messaggio moralistico che l’autore vuol trasmettere, concorre a condizionare il libero svolgersi della narrazione.

Le cose belle è un ritorno al fascino della Natura, come dalla lirica dello stesso titolo che fa da introduzione alla raccolta e ne costituisce il motivo ispiratore. Questi sonetti, a parte alcuni in cui si può apprezzare una certa autenticità, risentono molto dell’influenza dei classici per cui ci pare che difettino spesso di retorica.

   Tanto ci sarebbe sicuramente da dire sulla produzione letteraria di L. Vigo-Fazio che si presenta, come dall’elenco delle opere edite ed inedite (vedi appendice al libro Il mattino della mia vita pp.227-228), piuttosto ricca. Questo scritto, come dicevamo all’inizio, vuole richiamarne semplicemente la memoria con dei riferimenti ai suoi ideali e agli interessi culturali per essere d’auspicio a che la sua opera venga attentamente esaminata dagli studiosi per assegnarle, nel suo complesso, atteso l’interesse che presenta, un degno riconoscimento nel panorama della cultura meridionale del Novecento.

Giovanni Ottaviano

NOTE

1) V. Appendice al libro “L. Vigo-Fazio, Saggi e Discorsi” ed. Bottega D’arte, Carpi 1926.

2) Come ricorda la moglie nell’introduzione, egli pubblicò a 15 anni sul giornale di G. D’Annunzio “Il Tirso” di Roma del 16 novembre 1913, un articolo dal titolo “Oblio e odio alla memoria di M. Rapisardi”, intervista con Amelia Poniatowsky, compagna del poeta.

3) Per rendersi conto del clima che si respirava a Catania durante il fascismo, V. “Premessa “ di Domenico Abate a “Il mattino della mia vita…”, cit.

4) L. Vigo-Fazio , “Il mattino della mia vita..” cit. pag. 219-220.

5) L. Vigo-Fazio ,  “Il mattino della mia vita..” cit.  pag.225.

6) L. Vigo-Fazio , “Mario Rapisardi nel cinquantenario della morte”, Centro Studi Rapisardiani, Catania,1962.

7) L. Vigo-Fazio, “La profezia di Mazzini” pp.17-37 e  “La perenne battaglia per la libertà” pp.347-349 in “Saggi e Discorsi” cit.

8) L. Vigo- Fazio, “La Sicilia onora Pietro Giannone”,pp.139-140  in “Saggi e Discorsi” cit.

9) L. Vigo-Fazio, “Dickens e l’Italia”, pp.87-95,”Twist di Dickens”, pp.143-151, “La bottega dell’antiquario di Dickens” pp.189-198, “L’Italia attraverso le lenti del più grande umorista inglese” pp.233-248, ”Nickleby di Dickens”pp.325-332, in “Saggi e Discorsi” cit.

10) L. Vigo-Fazio, “Il poema dell’eterna amicizia”pp.115-122 e “Chiosa breve su la grande poesia di Whitman”pp.205-210 in “Saggi e Discorsi” cit.

11) L. Vigo-Fazio, “L’umiltà di Wilde e la profezia di Wells” pp.303-312  in “Saggi e Discorsi” cit.

12) L. Vigo-Fazio, “Donne e Poeti”, pp.263-267 e pp. 270-272 in  “Saggi e Discorsi” cit.

13) L. Vigo-Fazio, “Victorhughiana in minore”, pp.285-292  in “Saggi e Discorsi” cit.

14) L. Vigo-Fazio, “Tre canzoni di Giuseppe Macherione”, pp. 333-344 in “Saggi e Discorsi” cit.

15) V. Appendice di “Saggi e Discorsi” cit. pp. XVIII-XIX.

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