“Super-Io” e “Super-Essi” nella Filosofia dell’Interrelazione Scientifica di Costantino Guastella
La filosofia dell’interrelazione scientifica:
Super-Io e Super-Essi
di Costantino Guastella
Il Super-Io è un concetto interno di un’istanza psichica che funge da “censore interno” e presiede alla coscienza morale, secondo Sigmund Freud. Il Super-Essi è un concetto esterno di un insieme di nomi di individui o esseri viventi, in “funzione” di soggetto grammaticale in contesti formali (come la scrittura) e in scritti scientifici, secondo il Sottoscritto. Il Super-Io e il Super-Essi rappresentano la totalità completa della “natura fisica o metafisica” individuale o collettiva, degli individui o degli esseri viventi, nella sede e nel principio delle loro funzioni delle diverse facoltà intellettive. L’Uno esercita il ruolo del critico severo della condotta dell’Io e presiede la coscienza morale; l’Altro indica i contesti formali percepiti sensibilmente degli affetti, sentimenti e della volontà delle opere delle altre individualità.

Super-Io e Super-Essi indicando la parte fisica, istintiva ed inconscia, di individui in relazione interazionale tra i loro naturali istinti, pensieri, sentimenti, coscienze o spiritualità. In contrapposizione nell’ambito “individuale” con i fatti della cornice esterna, e nell’ambito “sociale” in relazione anche con i fatti materiali espressi soggettivamente. Tali funzioni naturali della natura fisica e metafisica, sono essenzialmente costituite delle rappresentazioni immaginarie proprie dell’attività conoscitiva e sottostanno al “principio d’indeterminazione di Heisenberg”.
Però di essi non è impossibile conoscere, simultaneamente e con precisione assoluta, determinate coppie di proprietà fisiche complementari, come la “posizione” e la “quantità di moto” di ogni singola funzione subatomica. Più sappiamo della “posizione” meno sappiamo della “velocità” e viceversa. La funzione classica segue quindi la traiettoria che obbedisce alla conservazione della quantità di moto. Una volta che hai due misurazioni precise, puoi calcolare la “posizione” o la “quantità di moto” delle due funzioni, per tutto il tempo.
Il “principio d’indeterminazione” è un’affermazione sulla natura di uno “stato quantistico”. Una “funzione” localizzata in un volume di spazio arbitrariamente piccolo, si trova in una sovrapposizione di molti momenti. Per una “funzione quantistica” avere una posizione esatta significa che non si ha una quantità di moto esatta. Non ha senso dire che una funzione ha precisamente questa quantità di moto in questa posizione precisa, perché non possiamo misurarla bene.
L’interrelazione fisico-metafisica della natura non permette alla conoscenza umana di avere sia una quantità di moto definita e sia lo “stato di una funzione localizzata classicamente” sulla verità assoluta della“sua parola”, insieme alle “altre parole”. E’ un relativo credere alle “parole“ non per dimostrazione, ma solo per fede. Una teoria che unifichi Super-Io e Super-Essi per descrivere l’interrelazione che unifica la natura artificiale e reale della natura metafisica e fisica dell’essere umano nelle condizioni più estreme, deve attraverso la sperimentazione scientifica testare la “natura quantistica” dello spazio-tempo e cercare attraverso coinvolgimenti gravitazionali affettivo-emotivi, impegni o promesse gravitazionali, (l’engagement), cercare di sapere se la gravità possa legare quantisticamente “funzioni” cognitive, emotive e comportamentali diverse. La gravità cosmica secondo alcuni autori opera naturalmente negli individui attraverso una serie di strategie consone a creare il più elevato grado di soddisfazione psicologica verso qualcuno o qualcosa, o può essere usata come metafora per la “pressione sociale” o il “peso delle decisioni”. In queste teorie il “pensiero” è ipotizzato come metafora della verità, o il “vuoto quantistico” è visto come lo spazio in cui il “pensiero” crea le interazioni che percepiamo come gravità.
Il “vuoto quantistico” non è un vuoto-vuoto, ma uno stato dinamico di energia in cui le particelle e le antiparticelle virtuali si creano e si annichiliscono costantemente. Questo continuo “ribollire” è una conseguenza del “principio d’indeterminazione di Heisenberg”. Esso descrive lo spazio non come inerte, ma come unità fisica dinamica ove nel vuoto-non-vuoto si formano continuamente “coppie” di particelle e antiparticelle (come elettroni e positroni) che prima di annichilirsi esistono per brevissimi istanti. Le fluttuazioni energetiche impediscono al vuoto di essere completamente vuoto, immobile, privo di energia e di un’immensità di “campi quantistici” da cui possono emergere particelle virtuali. “Campi quantistici” suddivisi in aree fisiche e concettuali ove ognuna delle quali rappresenta una “zona fisica” o un’ ”idea” utilizzabili per la “Speculazione Cosmica”. Ad esempio, una zona che riproduce la struttura del Dna o una cascata d’acqua che rievoca la storia degli universi. O ancora elementi di geometria frattale o una terrazza che illustra la distorsione dello spazio e tempo causata dai “buchi neri”.
Negli esseri umani il collasso dell’immaginazione del pensiero (spiritualità) verso l’interno della mente (anima), prodotta dall’esplosione di un’intensa emozione affettiva ed emotiva, determina un effetto come il fenomeno dell’implosione che avviene in una stella la quale dopo essere esplosa muore sprofondando in un “buco nero”. L’origine dei meccanismi di base di questi fenomeni risiede nella reattiva risposta adattiva agli angoli d’incidenza della energia della radiazione luminosa, della gravità, del magnetismo terrestre o ad una combinazione di questi fattori. Essendo il Super-Essi anche il concetto di un insieme applicabile ad una serie di esseri viventi nei diversi universi, correlato alla loro “funzione” di soggetto grammaticale, in contesti formali e in scritti scientifici, che rappresentano la totalità completa della natura della realtà cosmica, non è superfluo accennare alla natura sostanziale problematica esistente tra i diversi contesti, specialmente quelli riguardanti la scienza e la fede.
La scienza e la fede, diversamente da quanto diversi pensatori affermano, non sono in contrasto, ma sono conciliabili tra loro. Per credere alla scienza bisogna credere nel “metodo sperimentale” e nella razionalità logico-intellettiva contenuta in seno alle cose. Per credere in Dio bisogna credere nella “spiritualità”, nella virtualità della Intelligenza Artificiale e nella “visione del mondo” che l’intelligenza umana culturalmente, in modo relativistico, mediante la fondamentale operazione della “coscienza intenzionale, psichica, inconscia”, elabora dinamicamente nella profondità della mente, assumendo dal mondo un “contenuto”, al quale apporta un determinato senso e un valore. Tale “visione del pluriuniverso” non è mai definitiva essendo legata alla relatività della conoscenza umana, sempre personale, libera, autonoma, dinamica e aperta.
Per tale motivo al fine di precisare la conciliabilità esistente tra scienza e fede, è dovere di ogni individuo allargare ed ampliare la propria “visione del mondo” in modo da renderla sociale e comunitaria. Senza il rispetto di tale motivazione legata alla presa di coscienza che occorre attuare un “processo rieducativo collettivo” che comporta la trasformazione o un ridimensionamento periodico della “visione del mondo” negli individui disturbati. Inevitabilmente permanendo tale irregolare situazione ogni intervento risulterebbe improduttivo, superficiale ed inessenziale.
Noto, 15 Novembre 2025 Costantino Guastella
















