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“Ruggini e ceneri” di Nuzzo Monello

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“Ruggini e ceneri” di Nuzzo Monello

Ruggini e ceneri

di Nuzzo Monello

   È successo a Noto almeno da un decennio (settembre 2012) che il dono alla Città del maestro Vincent Pirruccio (nato a Palazzolo A. nel 1946 e scomparso a Ios nel 2014) della sua geometrica opera scultorea in ferro, “Scomposizione di tre elementi n.3 del 2011” dalle misure  270×125, quale pregevole valore aggiunto del centro storico sito Unesco già dal 2002, non venisse opportunamente apprezzata ma posta in discarica nel territorio: poi recuperata in via Confalonieri, vandalizzata e infine dispersa immeritatamente nell’oblio dell’insensibilità artistica per non afferire all’ignoranza culturale circa le opere d’arte.

   Ciò è avvenuto, sebbene le mie pressanti annotazioni di evidenza, nel totale silenzio e cecità dei critici d’arte che al tempo bazzicavano in Noto e nel pieno disinteresse degli amministratori, privando la città di un dono artistico.

   A quel tempo, forse, e ancora oggi chissà, non pulsava e non pulsa, nei “cuori di questi amministratori e cultori dell’arte di periferia il vero e proprio senso delle designazioni di valore dell’Umanità”. Non comprendendo appieno il senso della “sublimazione del linguaggio artistico” né appropriandosi della impalpabile “Metafisica della Bellezza” opera dell’uomo coniugata con l’opera della natura, della quale tutto il territorio è impregnato, costoro lasciano languire nel silenzio culturale ogni opera artistica.

   Il potere, quale espressione di potenza amministrativa, riesce a svilire ed oltraggiare ogni elevazione culturale capace di rendere fruibile l’attuazione del peculiare contesto artistico, paesistico, urbano e monumentale della Sicilia. Gente arrogante, che intesse trame dalle proprie insoddisfazioni e insuccessi personali. E dunque perché non sarebbe dovuto succedere anche in altri luoghi dell’Italia, ovvero perché soltanto a Noto dove vige la sensibilità del “Föhn artistico, soffione segreto proveniente dal Nord” sempre più sottraente delle opere artistiche di conterranei?

  In questi giorni, infatti, è successo a Napoli, contro l’amministrazione e contro il messaggio dell’artista Michelangelo Pistoletto, con la “Venere degli stracci” rendendo fiamme e fumo l’iconica installazione in piazza Municipio di fronte al Maschio Angioino. L’Artista piemontese, noto (e molto ben pagato) per aver interpretato l’arte quale rigenerazione degli stracci che riprendono a vivere ad opera della Venere e ancor più tra povertà e sostenibilità.

   A Noto tutto poco germoglia o non trova una Venere rigenerante, né si ricerca l’occasione per porre a confronto gli artisti locali con il mondo dell’arte contemporanea: al contrario constatiamo soltanto l’eclatante ricerca dei “nomi dell’artegià codificati ed esaurientemente divulgati. A Napoli troviamo la risposta degli “autentici” artisti locali, come possiamo, senza alcun ulteriore commento, dedurre dal documento qui sotto evidenziato da cittadini, istituzioni pubbliche ed artisti”.

Nuzzo Monello

N.B. Le foto a colori dell’opera di Vincent Pirruccio sono dell’Autore

NOTA A MARGINE:

Il  Presidente V. Capuano dell’ Associazione delle Botteghe Di San Gregorio Armeno di Napoli, ha inviato alla Stampa il seguente COMUNICATO:

Venere degli stracci a Napoli, mentre i borghesi si indignano, l’anima popolare di Napoli si interroga.

Per chi non lo sapesse la Venere degli stracci è un’opera del Pistoletto costata centinaia di migliaia di euro e pochi giorni fa, una persona con disturbi mentali e con una vita disagiata dà a fuoco l’opera, in prima battuta tutto il mondo borghese e razzista puntava il dito sul degrado facendo analisi antropologiche sull’inferiorità culturale dei napoletani poi appena scoperto che è una persona con forti disagi e quindi non si poteva più sparare a zero contro Napoli hanno deciso di prendere altri soldi per pagare ancora una volta l’artista piemontese per un’ opera che non piace ai napoletani, dimenticando la persona disagiata, dopo aver offeso immeritatamente Napoli ed i napoletani. Fortunatamente l’associazione delle botteghe di San Gregorio Armeno, storica associazione degli artisti del presepe napoletano hanno deciso di mettersi dalla parte degli ultimi. Di seguito il loro comunicato.

“Abbiamo appreso dalle pagine del “Il Mattino” che anche “Associazione Botteghe Di San Gregorio Armeno” parteciperebbe alla raccolta fondi per la ricostruzione della Venere degli Stracci di Pistoletto. Ci troviamo in dovere di smentire questa notizia per correttezza. La nostra associazione non parteciperà a nessuna raccolta fondi per la ricostruzione della Venere degli stracci, nonostante si apprezzi il grande sacrificio e l’operosità dell’associazione “L’altra Napoli onlus”. Crediamo fermamente, da artigiani, alla forza dei messaggi che le opere d’arte recano in sé e se la Venere degli stracci voleva rappresentare la quotidiana miseria umana messa al confronto della bellezza classica e marmorea, ci sentiamo in dovere altresì di parlare allora agli ultimi della società. E quando questi ultimi manifestano il loro disagio, da artisti e artigiani quali siamo, dobbiamo interpretare i segnali. Ed è proprio questo il caso, viste le vicissitudini della Venere degli stracci. Crediamo che l’opera sia stata davvero completata simbolicamente, a questo punto, consegnando a tutti noi un messaggio disperato e di speranza.

Come Associazione, come artigiani che esprimono da decenni ogni giorno l’anima popolare, sacra e profana di Napoli, intendiamo rivolgere il nostro aiuto agli invisibili, alla contrapposta parte simbolica di questa storia.  Siamo fiduciosi che da questa installazione artistica e dalla sua distruzione per mano di un invisibile della nostra città si possa recuperare la sensibilità che stiamo perdendo verso i veri temi che devono necessariamente starci a cuore. Da cittadini, come istituzioni pubbliche, come artisti”.

Vincenzo  Capuano

Presidente dell’Associazione delle Botteghe Di San Gregorio Armeno.

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