“La Chiesa e il Convento di San Domenico a Noto” di Biagio Iacono
E’ uscito il 12° volume delle
Chiese e Città del Val di Noto
NOTO: La CHIESA
e il CONVENTO di
SAN DOMENICO.
di Biagio Iacono
è in rete su Google Drive:
leggi qui l’aletta sinistra.
Avviandomi verso le mie 85 Primavere, proseguo nella veloce ricognizione turistico-culturale sul Centro Storico di Noto, la mia perduta Città di sogno, evidenziando come la Chiesa di San Domenico e relativo Convento costituiscano, ora, la dodicesima tappa d’un percorso sacro, suggeritomi dal compianto Mons. Salvatore Guastella nel 2015 con la Chiesa dell’Immacolata, Patrona Civitatis.
Il complesso architettonico di cui parliamo occupa un grandioso isolato, da Via Cavour a Via G. Bovio ove, in fondo, la facciata della Chiesa dell’arch. Rosario Gagliardi si erge magnificamente superba sulla Villetta Ercole e su Piazza XVI Maggio. Lunga, complicata e difficile fu la vicenda costruttiva del San Domenico, sia sul piano storico che architettonico, come in tante altre Chiese dello stesso Architetto: ma questa fu la sua “preferita”: tanto è vero che lì, nella Cripta da lui realizzata, volle essere sepolto nel 1762. Iniziata la costruzione nel 1737, il Gagliardi dovette ri-convertire e ri-adattare il primitivo progetto dello Studio G del suo Trattato, modificandolo con una facciata convessa perché tutta la Chiesa fu “costretta” a sorgere nel poco sito disponibile sul “masso”, cioè su una montagnola di tufo che, diversi anni dopo, diventerà gran parte della Villetta Ercole.
Si vedano in questo volumetto le belle pagine di Luigi Di Blasi e Francesco Genovesi su “Come nacque la Chiesa di San Domenico” oppure quelle di Lucia Cugno nel paragone del San Domenico di Noto col San Giorgio di Ragusa. Per non dire di quelle della dott.ssa Donatella Germanò sull’arch. Rosario Gagliardi, e senza dimenticare gli studi di Giovanni Cleofe Canale (1976), Stephen Tobriner (1982-1989) o – si licet – del Sottoscritto dalla Rivista Netum (1975-1985) ad oggi.
Tuttavia, nel primo ventennio Duemila, al di là degli studi di Marco Rosario Nobile o di Corrado Fianchino, l’unico che abbia studiato questa Chiesa nei suoi molteplici aspetti, frugando anche negli archivi più disparati, è stato Antonino Terranova, che nel 2019 ha pubblicato il magnifico volume qui in alto riportato e nel testo citato alle pagg. 4-5. Concludendo, godiamoci la Chiesa di San Domenico come un altro libro aperto essendo un unicum della nostra architettura tardobarocca per gli eclettici richiami stilistici in cui l’arte del Gagliardi, si fa ardita ed ingegnosa nel gioco sapiente di una struttura che accoglie i motivi delle sue Chiese di Noto e …non solo!
Biagio Iacono
NOTA BENE: A FRA POCO ALTRE DETTAGLIATE NOTIZIE SUL LIBRO














